La chiusura di questa prima fase del percorso intrapreso non può che rappresentare che l’inizio di un secondo stadio di pianificazione. Una nuova fase che sappia selezionare le prime risposte ai problemi emersi, che cominci a stabilire delle priorità nella scelta dei progetti da lanciare a livello locale.

Un piano strategico per Albano, ma anche per qualsiasi altro centro dei Castelli, o qualsiasi altro centro dell’Area Metropolitana Romana, massimizzerebbe la sua efficacia se contestualizzato:

➢ all’interno di un contesto spaziale di area vasta (minimo sub regionale)

➢ in seno a un dialogo trasversale e integrato (coordinated multi-level governance) sulle problematicità individuate (sintonizzare la domanda territoriale con gli investimenti strutturali di coesione territoriale)

➢ rispetto ad una visione d’insieme per lo sviluppo sostenibile dell’Area Metropolitana Romana, visione attualmente inesistente, o quanto meno non stabilita attraverso metodologie di pianificazione basate su una partecipazione allargata (come avvenuto per questa prima fase del piano di Albano).

Pur nella consapevolezza che un programma di azioni dovrebbe seguire in forma rapida rispetto alle criticità emerse, il percorso sino a qui intrappreso rappresenta comunque l’incipit strutturale di un programma a medlio lungo termine a servizio della Città e degli amministratori e delinea quali potrebbero essere le tematiche sulla base delle quali avviare azioni e progetti sulle linee di investimento comunitarie. Le priorità da definire devono rispondere al quadro dei problemi territoriali emerso da questo rapporto, ma devono anche essere negoziate e ulteriolmente rastremate attarverso un dialogo biunivoco con la Regione Lazio e le strategie nazionali, da una parte, dall’altra aprire un percorso diretto con i finanziamenti promossi dall’attore Comunitari. In sintesi:

• Aprire dei tavoli di negoziazione con diversi livelli di governance a scala locale (Regione) e nazionale (Ministeri compotenti) per capire, in base ai problemi territoriali evidenziati, come pprioritizzare delle risposte concrete nel breve e medio periodo.

• Creare un dialogo diretto con alcuni programmi comunitari sia di cooperazione territoriale (e.g. UIA, URBACT, Interreg) e di ricerca appliacta con ricaduta di progetti pilota sul territorio (e.g. H2020) e sintonizaare le politiche urbane locali con le priorità evidenziate nel Patto di Amsterdam.

• Internazionalizzare le attività legate al percorso di pianificazione per avere maggiore visibiità intorno alle problematiche da affrontare a livello locale, dei Castelli e dell’Area Metropolitana al fine di generare o intercettare dei programmi, dei progetti, delle opportunità che possano attivare anche l’interesse del settore privato, in continuità con l’approccio metodologico introddoto e sviluppato in questo percorso di piano, overro quello di definire delle PPPP (Public Private People Partnership) a sostegno di sviluppo equo e sostenibile